martedì 22 novembre 2016

Pagine pianistiche di Giancarlo Simonacci



Stidda di luci. Giancarlo Simonacci, Piano Works. Pianista, Francesco Negro. Silence Records.
Stella di luce. stella lucente. “Na lu pituzzu ha’ ‘na stidda di luci”, canzone siciliana (Nel piccolo petto hai una stella di luce).
Certe volte pubblicazioni rare, introvabili, di nicchia, come dicono quelli che arricciano il naso davanti alle rarità troppo raffinate per il loro olfatto rudimentale, riservano meravigliose sorprese, ci sollevano dalle disgrazie del mondo, che non mancano mai, in nessun tempo. Anche se incisioni musicali su cd. Chiedere, domandare, implorare il negozio, la rete, di trovarlo. Come questa registrazione, in cui il pianista Francesco Negro interpreta pagine pianistiche di Giancarlo Simonacci. L’ascoltatore, e l’amatore, di musica contemporanea, conosce forse Giancarlo Simonacci per le sue preziose interpretazioni in concerto e incisioni su cd dell’opera pianistica di Cage.  Ma qui, attraverso le dita delle mani di un altro pianista, Francesco Negro, si ascoltano le sue, di musiche. Ed è una bellissima sorpresa. La lunga familiarità con la musica contemporanea e i classici delle avanguardie, e pertanto la consapevolezza che non esiste, non è mai esistito, un solo modo di essere moderni, quando si compone musica, conferisce a queste pagine una invidiabile leggerezza: la leggerezza della libertà. Si passa dalle bellissime variazioni su una melodia cinquecentesca, armonizzata anche da Bach, Danket den Herren, ad altri tipi di variazioni e a brani staccati, bagatelle (ah! Beethoven!  dolcissimo padre), a un originale omaggio bachiano: una serie di variazioni sulla Sarabanda in do minore della quinta suite per violoncello, e altri brani. La scrittura varia da pezzo a pezzo, difficile riscontrare dei modelli: Webern? Schoenberg? addirittura l’ultimo Liszt o l’ultimo Brahms? Simonacci si pone a latere della tradizione “nobile”, fuori del dogma avanguardistico, senza rinunciare alle sollecitazioni delle avanguardie. Ma il piacere dell’ascolto non è mai dimenticato.  Veramente il modello lontano potrebbe essere trovato nelle bagatelle beethoveniane, non nello stile, certo, ma nello spirito, nel senso di brani che non ambiscono alla grande forma, preferiscono piuttosto racchiudersi nel breve respiro, ma senza perdere mai la chiarezza, direi la pulizia, della scrittura. Insomma, ogni pezzo, un vero, piacevolissimo gioiello musicale. Alla faccia di chi ancora pensa e dice, e ahinoi, scrive anche talora, che la musica di oggi è inascoltabile, respingente, solo calcolo e matematica, ma non melodia, insomma un esercizio inutile. Ma davvero? E chi ha mai detto che cantabile sia sinonimo di banale orecchiabilità? Può bastare la ripetizione di uno stesso intervallo a fondare il percorso di un canto struggente. Se non ci credete, provatevi a suonare il Duetto in mi minore di Bach, tutto seconde e settime, oppure, meglio, ascoltatevi questi brani di Giancarlo Simonacci splendidamente suonati da Francesco Negro. E poi mi direte.
Fiano Romano, 22 novembre 2016

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