sabato 24 settembre 2016

La cappella del pirata



La cappella del pirata


1.
Rivisitare gli atti del passato,
e rivederne i luoghi, le distanze,
le differenze, desterebbe tanta
ripulsa in noi dell’oggi, e così tanto
smuoverebbe lo stagno di dolcezze
di un ieri inesistente, se non fosse
che s’ interrompe, o sembra, l’andatura
abituale dei giorni, e che la mente
a ripensarlo si conforta, illusa
che s’arresti  la fuga dell’istante,
si rinsaldi lo sguardo che non vede?
Nelle crepe del tempo, tra le pieghe
degli atomi, per quella inaspettata
sosta, si smorza e tace la paura
di scomparire. Ma se fissi un punto
da cui non è che niente il prima, e niente
il dopo, né misura hanno il vicino
e il lontano, può darsi che tu veda
spalancarsi la cosa che non chiedi:
il muro che si sgretola, la foglia
che s’accartoccia, e tutto il resto è niente.

2.
S’apre da questo scoglio all’occhio il mare,
vedo calare il sole all’orizzonte.
Nasso è là dietro. Ma la vista è tolta
da un’isola disabitata, dove
nessuna capra morde i suoi cespugli.
Qui, dove l’ombelico si sognava
del mondo, e dove un dio decideva
il destino dei vivi, navigare
si videro molti uomini e li vide
questo mare annegare senza nome.
La crepa dello spazio, in questo mare,
tra queste insenature,  si fa tempo.

Tu che distratto vai per questi luoghi,
pellegrino, e ti guardi passeggiando
attorno, arresta il passo, ferma l’occhio:
tra l’odore di salvia e i fichidindia,
scruta la bianca chiesa bizantina,
che giace tra le falde di due monti,
e trattieni il respiro, dentro bianche
vedrai le ossa polverose sparse
di un pirata. Lo dicono nei borghi
dell’isola. Nemmeno un cero accende
quel lugubre silenzio, e le compiange.
Né pietosa una mano, ricomposte,
le seppelliva. Furono all’oltraggio
lasciate di uno sguardo. Entra là dentro,
non affrettare il passo, ma rimani
a guardarle. Poi, quando torni, pensa
a quella riva che l’illacrimato
fuggiasco non raggiunse. In altro tempo,
o forse anche domani, a sospirarla
e non vederla, o solo di lontano,
sarai tu stesso. E sbigottito, allora,
quelle ossa polverose ti verranno
a mente, quasi fossero le tue,
e tremerai pensando che anche il tempo
ha per ciascuno un punto in cui si spezza.


Tholaria, Amorgós, Cicladi, Grecia, 17-24 settembre 2016

6 commenti:

  1. L'amarezza, la stessa amarezza che ho sottolineato nel commento al tuo post odierno su Facebook, accompagnata da un malinconico pessimismo leopardiano percorre, secondo me, questi versi nei quali esprimi una profonda pietà per l'uomo vittima di questo tempo sì, ma estesa all'uomo che sta per venire e che verrà, viaggiatore distratto ed autoreferenziale in mezzo al dolore ed alla tragedia. Tengo a sottolineare alcuni versi che mi sono particolarmente piaciuti:" lo stagno di dolcezze
    di un ieri inesistente", " Nemmeno un cero accende
    quel lugubre silenzio, e le compiange."," l’illacrimato
    fuggiasco ", "e tremerai pensando che anche il tempo
    ha per ciascuno un punto in cui si spezza."
    Grazie per l'invito a venire su questa pagina, per godere della tua poesia.
    Fiorella Santoncini

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  2. Grazie, Fiorella, di queste belle parole!

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  3. Stupenda. Bravissimo.
    (sono Emy, btw)

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    1. Grazie, Emy! Ho appena finito di leggere la prima pagina del nuovo "giornale intimo" (in spagnolo: diario)di Miguel Ángel Hernández (guarda il suo blog: No (ha) lugar). Mi spaventa la sua diabolica capacità di scrivere il presente (il suo ultimo romanzo s'intitola Presente continuo). Ma questa credo che sia la scrittura di oggi. Non conosco un solo scrittore italiano di uguale forza. Dovevo dirtelo, tu mi capisci quando dico che le altre lingue oggi sono più attente della nostra a raccontare il presente. Comunque in questa poesia non ci sono solo Foscolo e Leopardi, come si capisce a una prima lettura, bensì alla lontana anche Lucrezio. E letture contemporanee che per ora nascondo. "Stupenda", però, mi pare un elogio esagerato.

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    2. Non lo è. Ha davvero toccato le mie emozioni. Sarà che sono ancora al mare, e non ho alcuna voglia di tornare a Milano, ché è qui in Liguria che mi sento più a casa, ma ribadisco... la tua poesia è bellissima. Grazie.

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    3. Amo anche io, e molto, la Liguria. La mia più cara amica è genovese. E ligure è uno dei più grandi poeti italiani moderni, Montale. Genovese la canzone italiana nuova, davvero nuova. Ligure il grande Luciano Berio, che mi onorava della sua amicizia. Qui, sull'isola tira un vento furioso. Ma è bello anche così. E poiché t'è piaciuta la poesia, prova a leggere, sempre sul mio blog, Il Ciclope di Euripide da me tradotto, in versi. E l'egloga latina per celebrare Bach. Sono fiero di avere colto le tue emozioni. Ciò significa che grandi emozione hanno bisogno di un linguaggio elevato. Il che, invece, qualcuno me lo rimprovera. Ma che importa, se chi capisce invece si emoziona?

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