venerdì 2 aprile 2021

Affect is no crime

 


Affect is no Crime

New Music for Old Instruments


Europa Ritrovata

Matteo Gemolo, flauto traverso

Patrizio Germone, violino barocco

Miron Andres, viola da gamba

LisaKokwenda Schweiger, clavicembalo


Arcana A 116


Matteo Gemolo, al flauto, e Patrizio Germone, con il suo violino barocco, ci avevano già deliziato con le sonate e le fantasie di Telemann. Eccoche adesso unendosi al violista Miron Andres e alla clavicembalista Lisa Kokwenda Schweiger, si misurano addirittura con la musica di oggi. Ma sempre suonando i loro usuali strumenti barocchi. Una stranezza? Chi sa. Wanda Landowska chiese a Manuel De Falla di scrivere qualcosa per lei, e così nacque nel 1926 quel capolavoro che è il Concerto per clavicembalo e cinque strumenti (flauto, oboe, clarinetto, violino e violoncello), e nel 1928 quell’altro capolavoro che è il Concert champêtre di Francis Poulenc. Mariolina De Robertis fece lo stesso con i compositori del secondo novecento, e Togni, Donatoni, Clementi, Pennisi, Sinopoli, Panni, Sciarrino scrissero per lei. Qui cinque giovani e meno giovani compositori fanno lo stesso per Gemolo e i suoi amici: la canadese Jocelyn Morlock (1969), Revenant, del 2002; il tedesco Hans-Martin Linde (1930, Anspielungen; la belga Jacqueline Fontyn (1930), La Fenêtre Ouvêrte, del 1996; il greco Tanos Polymeneas Liontiris (1981), Sun Bleached, del 2018; il finlandese Jukka Tiensuu (1948), Tiet/ Lots, del 2003. Un viaggio attraverso il tempo, un tentativo di abolire le distanze, o di indossare la maschera del passato per raccontare il presente. L’esperimento è suggestivo e si apre a interpretazioni anche visionarie. Come se l’abolizione del tempo fosse una forma del tempo. Impressione che, guarda caso, si respira proprio nella musica del compositore greco, in cui la permanenza e fissità del suono sembra misurare la variabilità dell’istante, e dunque lanciarsi in un tempo integralmente immaginario. Ma anche le altre musiche offrono suggestioni significative, il cameo archelogico di Morlock che si fa subito rifrazione moderna, il canto lungo, isolato del flauto di Linde, le trasparenze della compositrice belga. Gli spazi sonori del finlandese Tiensuu interrotti da imprevedibili silenzi. Forse non è la forma che va cercata, ma l’esperienza del durare, pezzo per pezzo. Come nella musica orientale. E forse sta qui la suggestione: che queste musiche non uniscono solo passato e presente, ma anche occidente e oriente. Si pongono pertanto come un’abolizione di limiti, un affacciarsi sull’ignoto. Cercando non di indietreggiare o di respingere, bensì di ascoltare ed accogliere. Dal tempo e dallo spazio. Sentire, sperimentare, conoscere, conoscersi, emozionarsi non è un crimine.


Fiano Romano, 2 aprile 2021

La solitude à deux

 


Georg Philipp Telemann

La solitude à deux

Duos and Fantasias without Bass

Matteo Gemolo, travreso

Patrizio Germone, violin


Arcana AD 110


Georg Philipp Telemann fu ai suoi tempi più famoso del suo grande amico Johann Sebastian Bach. Tenne a battesimo il figlio Carl Philipp Emanuel, al quale appunto diede il nome Philipp. Alla morte di Bach scrisse un bellissimo sonetto. Ecco la traduzione italiana:


Parli pure la terra Latina sempre assai dei Virtuosi,

Che con l’arte strumentale là si rende famosa:

Sul suolo Tedesco ci si può altrettanto domandare

Dove dell’applauso non meno validamente ci si compiace.


Impallidito Bach! A te solo ha il tuo battito d’organo

La nobile parola di merito della Grandezza da molto tempo guadagnato;

E ciò che per Arte la tua chiglia dalla pagina di musica estrasse,

Sarà dagli stessi Maestri non senza invidia riguardato.


Dormi dunque! salvo il tuo Nome rimane dal naufragio,

Gli allievi il tuo ammaestramento e i loro allievi ti prepara

Una schiera, attraverso la loro sapienza, per una bella corona d’onore;


Anche dei tuoi figli al riguardo la mano insedia il loro ornamento;

E pertanto ciò che in Eccellenza ti può rendere prezioso,

Ce lo mostra a Berlino in un insigne figlio.


Come Bach, anche Telemann affronta la scrittura per strumento solo di tessitura acuta, flauto o vilano. Ma vi aggiunge anche la sfida di accomunarli, e scrive per violino e flauto. Sono pagine la cui bellezza stringe il cuore e affascina la mente. Nel tempi lento il canto s’innalza e vertigini melodiche irripetibili. Nei tempi mossi, spesso di danza, il ritmo rimbalza da uno strumento all’altro come in un gioco di specchi. O se lo strumento è solo travolge in una febbre motoria che sembra non arrestarsi. Non c’è pagina, non c’è anzi movimento di Fantasia o di Sonata che non sia un capolavoro.Matteo Gemolo al flauto e Patrizio Germone al violino sembrano essersi cucita addosso questa musica. Attraverso l’intelligenza della scrittura, naturalmente, come primo gesto. Ma poi all’atto di attuare la lettura in interpretazione musicale realizzando con grande libertà l’esplicitarsi della forma. Ciò significa una grande libertà del fraseggiare, un calcolato dosaggio dei respiri, e una viva pulsazione dei ritmi danzanti o no che siano. Si ascolti il respiro delle pause. O la mobilità sonora dei ritmi, tutt’altro che una scansione metronomica. Il suono, infatti, segue, intensificandosi e attenuandosi, la varietà ritmica della frase, nei tempi mossi, e accarezza nei tempi lenti la flessuosità della melodia. Interpretazione esemplare di tutti e due i musicisti. Sono qui riunite due fantasie per flauto solo e due per violino solo, e tre sonate per flauto e violino. Godetevi questo ascolto più e più volte!


Fiano Romano, 2 aprile 2021