domenica 29 settembre 2019

Bach, cantate e arie per basso





La casa discografica Arcana ha pubblicato un cd tutto bachiano, le cantate e tre arie per basso. E’ quasi la replica di un’incisione pubblicata dalla Harmonia Mundi nel 1991, e ripubblicata dieci anni dopo, vi mancano le tre arie. Philippe Herreweghe dirigeva la Chapelle Royale. Canta, splendidamente, il basso Peter Kooy. Nella nuova incisione dell’Arcana, Alfredo Bernardini dirige il complesso Zefiro, e alle tre cantate BWV 82, 158, e 56, si aggiungono tre arie dalle cantate BWV 20, 26 e 181. Canta il baso Dominik Wörner. Bernardini, sempre con Zefiro, ci aveva regalato l’anno scorso una non esaltante edizione dei Concerti Brandeburghesi. Questa volta, invece, ci prende e ci commuove. Il confronto con Herreweghe poteva mostrare la corda. Rischiare una sconfitta. Invece questa nuova interpretazione delle tre cantate si fa ascoltare con partecipazione, grande partecipazione, intellettuale ed insieme emotiva intensissime. Fin dall’attacco della sublime (si potesse, si dovrebbe dire sublimillima!) cantata BWV 82, Ich habe genug, ne ho abbastanza. L’ingresso della melodia dell’oboe, una melodia dolente e lamentosa, lunga, lunghissima, interminabile, ci introduce subito in quel clima, così tipico di Bach, di confronto con il pensiero della morte. Di che cosa ne ha, infatti, abbastanza, chi canta? Della vita. Ho preso il Salvatore, la speranza del giusto, tra le mie avide braccia. Nella cantata BWV 161, di cui esistono due versioni, Komm, du süsse Todesstunde, Vieni, o dolce ora della morte, Bach lo esprime chiaramente, con una serenità che ricorda le riflessioni di Epicuro, che la morte non è da temere, ma da aspettare con calma, tranquilli: il giusto non ha nulla da temere. Ancora più chiaramente lo esprime nel corale che dettò al suo allievo, segretario e genero Altnickol, che costui collocò a coronamento dell’Arte della fuga: Vor deinen Thron tret’ ich, davanti al tuo trono vengo. Riscrittura di Von höchsten Nöthen, De profundis. Bach toglie l’angoscia, e vi colloca la speranza, l’attesa. Ma sono musiche non comprese in questa incisione, dedicata alla voce di basso. Questa la cronaca. Ma veniamo alla musica.

L’aria dell’attacco è in do minore, ma come era consuetudine l’armatura in chiave è di si bemolle: si bemolle nella notazione tedesca1 è B, Bach. La simbologia numerica, armonica, alfabetica, percorre tutta l’opera di Bach. E’ una pratica che ha radici lontane, sia nella tradizione musicale sia in quella letteraria. Si pensi solo al gioco sulla parola Laura, scritta anche l’aura, nella poesia del Petrarca. O le allusioni dei madrigalismi. In Bach i giochi numerici, alfabetici, i madrigalismi, assumono una valenza intima, spirituale. Religiosa. L’effetto sull’ascoltatore è però così intenso non per questa segreta crittografia, ma per la particolare maniera di costruire, sempre, la composizione. Il contrappunto non è per Bach un artificio al quale ricorrere di quando in quando, ma la struttura stessa della musica. Direzione orizzontale e verticale della costruzione si corrispondono. In altri termini l’armonia è sempre il risultato di un incontro di più voci, anche quando sembra impostata sul basso continuo. Semplicemente, per Bach, il basso è la melodia con cui si combinano le melodie superiori. Da qui il valore sempre melodico della condotta delle parti. Tutte le parti cantano, e cantano sempre. A ciò si aggiunge che spesso la voce superiore, come in questo caso, si lancia in numerose fioriture, e gli abbellimenti non sono mai un puro ornamento della melodia, ma assumono una funzione espressiva. La bellezza sovrana di queste lunghissime melodie si vorrebbe che non si arrestasse mai. Ma è proprio il prolungarsi della fioritura ad accrescere l’intensità del canto, si direbbe una sorta di struggimento della bellezza, di tenerezza infinita del canto. Se ne resta catturati, ingoiati. Vi si naufraga dentro. E come per il poeta di Recanati questo naufragare è di una dolcezza estrema. Ma poi proprio in questa dolcezza del naufragio, in questo sprofondare dentro la dolcezza del canto, sta il significato profondo della melodia: Komm, du süsse Todesstunde.

Grazie, Alfredo Bernardini. Grazie, Dominik Wörner. E’ la dolcezza di cui questo nostro mondo attuale così rumoroso, così sgradevole, così urticante, ha bisogno. Il Ruscello di Eisenach è il mare in cui tutti noi vorremmo naufragare.

Johann Sebastian Bach, Cantatas and Aris for Bass
Dominik Wörner
Zefiro
Alfredo Bernardini

Fiano Romano, 29 settembre 2019
1Non si faccia confusione, come spesso fanno gli italiani, tra notazione tedesca e notazione anglosassone, entrambe alfabetiche, ma mentre nella notazione anglosassone la B indica semplicemente il si, e se si deve poi specificare se si bemolle bisogna aggiungervi un flat, B Flat, nella notazione tedesca invece la B indica solo il si bemolle, il si naturale è espresso dalla lettera H. Pertanto il nome Bach è si bemolle, la, do, si naturale.

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